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Gabriel Garko: “Non chiedetemi con chi vado a letto”

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Gabriel Garko: “Non chiedetemi con chi vado a letto”

Uscirà domani il suo nuovo libro, “Andata senza ritorno”, e con questo, Gabriel Gark, si è voluto mettere a nudo davanti al suo pubblico, confidandosi senza filtri, così come ha fatto, in un’intervista rilasciata ad Alessio Poeta per Chi, in edicola da oggi. L’attore sogna un mondo in cui nessuno gli chieda con chi divida la camera da letto:

“Sarà un’utopia, ma sogno un mondo dove non ci sia più bisogno di raccontare quello che succede nella camera da letto tra due persone. Dobbiamo superare le barriere, le etichette, i cliché e tutte queste maledette definizioni, lasciando a tutti la libertà di esprimersi come e quando vorranno. Non riesco più a tollerare chi punta il dito, chi giudica, chi vuole dare un nome a tutto e a tutti, e non voglio più sentire parlare di normalità.

Quasi venti anni fa vestivo i panni di Ernesto, un ragazzo gay malato terminale di Aids. – ha dichiarato Gabriel Garko –  Accettai, oltre che per il piacere di lavorare con Ferzan, anche per una forma di lotta contro i pregiudizi dettati dal bigottismo. Era il 2001 e a volte ho come l’impressione che non sia cambiato nulla.
I più bigotti vorrebbero una risposta chiara da me?  Ho faticato così tanto per riprendere in mano la mia vita che ora, anziché andare avanti, per compiacere i benpensanti dovrei tornare indietro? No, grazie”.

Ci sono alcuni capitoli del suo libro, che non riesce neanche a leggere. Quali?

«Quello dedicato a Bacco, il mio cane scomparso qualche anno fa, e quello relativo all’incidente sanremese (nel 2016, quando Garko era co-conduttore del Festival, andò a fuoco la villa in cui alloggiava: l’attore riportò lievi ferite, ma una signora anziana morì sotto le macerie, ndr). Due dolori diversi che, nonostante l’aiuto dell’analisi, non ho ancora metabolizzato. Vede: faccio questo lavoro da quasi 30 anni. Ho avuto un percorso bello, bellissimo, ma non sempre facile: sono convinto che questo libro, tra alti e bassi, potrà essere d’aiuto a molte persone».

Il libro di Garko è un invito ad essere tutti più liberi:

«Ed è quello che auguro a chiunque. Per molto tempo ho dipinto la mia vita con colori che non ho mai gradito. E la violenza più grande è stata quella di averlo fatto consapevolmente. Il mio era diventato un vero e proprio lavoro. Oggi non lo voglio più fare».

Quando gli si dice che alcuni del suo pubblico vorrebbero sapere se lui sia gay o meno, Garko risponde così:

«Ho faticato così tanto per riprendere in mano la mia vita che ora, anziché andare avanti, per compiacere i benpensanti dovrei tornare indietro? No, grazie».

Da piccolo, a 17 anni, un uomo molto più grande di lui ha cercato di molestarlo:

«Da quella sera iniziai a fumare. Provai schifo, ma non ne parlai con nessuno, tantomeno con i miei. Con questo libro mi sono aperto più di quanto mi sarei aspettato e quell’episodio, che in verità credevo di aver rimosso, è tornato prepotente a farmi visita. Marco era un uomo “normale” agli occhi della società. Eppure, come vede, anche nelle famiglie più canoniche può succedere di tutto. In passato non l’avrei mai dichiarato perché avrebbe significato voler far parlare a tutti i costi di me e io, mi creda, non ho mai cavalcato le notizie per farmi pubblicità».


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